il programma

Dom
12
Mag
2019

Josefine la cantante o Il popolo dei topi di Franz Kafkareading musicato

Al Vapore

Ore 21:00

Informazioni su questo evento

Franz Kafka, nel suo ultimo racconto, in un apologo illuminante e disperato, verbalizza la voce dei topi, cifrando sulla carta le profondità dell'esistenza, incise sui suoi nastri corrosi dai remoti fruscii della sua poetica profetica.

ReadBabyRead (Radio Sherwood) Al Vapore, 12 maggio 2019

presenta
Josefine la cantante o Il popolo dei topi
di Franz Kafka

READING MUSICATO con

Francesco Ventimiglia voce
Stella Mikrouli soprano
Marco Ponchiroli piano

Riduzione Sarah Ventimiglia
Adattamento e regia Claudio Tesser e Francesco Ventimiglia


Josefine la cantante o Il popolo dei topi
di Franz Kafka

Tra tutti i topi una sola canta, Josefine. Quando, reclinando la testolina, innalza gli occhi al cielo pronta ad 
esibirsi, ogni animale lascia le sue occupazioni e accorre per ascoltare quel canto. In realtà Josefine, convinta di cantare, semplicemente fischia come tutti gli altri topi, anzi forse persino peggio. Tuttavia c’è in
quel fischio, linguaggio comune dei topi, una straordinaria consapevolezza: tutti fischiano mentre sono schiavi delle preoccupazioni per la propria sopravvivenza, solo Josefine, forse perché matta o arrogante, folle o geniale, si separa dalla miseria consacrando tutta se stessa al suo flebile canto indisponente. Eccola lì, quella creatura delicata, che vibra specie al di sotto del petto in modo angosciante, è come se avesse concentrato ogni sua forza nel canto, come se tutto ciò che non serve al suo canto fosse privato di ogni energia, quasi di ogni possibilità di vita, come se lei fosse spogliata, esposta, affidata solo alla protezione di spiriti buoni, come se un alito di vento freddo potesse ucciderla passandole accanto mentre lei, sottratta a se stessa, dimora nel canto. È il suo allora un fischio liberato dalle catene della vita quotidiana, una sorta di canto come scelta di vita, che libera anche noi per qualche tempo. Perciò non vorremmo mai fare a meno di queste esibizioni. Ecco che cosa Josefine consente al popolo dei topi: un’esperienza liberata dalla fatica del sudore del pane e della sopravvivenza. Non importa che sia una topolina arrogante, faccia le scene, crei persino pericoli per i suoi simili, qualcosa di inspiegabile attira i topi. Forse una promessa, ancorché vana ed effimera, di felicità e quiete agognate. In questo racconto, ultima fatica dell’autore praghese, Kafka dipinge magistralmente tutta l’ambiguità dell’opera d’arte, tutta la fragile potenza che il mistero artistico sprigiona, il suo carattere di aperta finzione, di inaudita bellezza, di moritura liberazione, separato dall’espressione comune da una frontiera impalpabile. E’ l’abisso che, in virtù della creazione di un senso forse un giorno condiviso da una comunità, separa definitivamente l’arte dalla natura, la grandezza dell’opera d’arte dalla fugacità del suo creatore, ciò che perdura come ricordo (il canto) da ciò che è destinato a morire (colui che canta): “o non è piuttosto che il popolo, nella sua saggezza, abbia collocato il canto di Josefine così in alto proprio perché in tal modo non potesse andare perduto?”.

 

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